domenica 11 dicembre 2011

C'è qualcosa di totalmente sbagliato, nelle persone. Camminano per strada mano nella mano, sorridono, e se chiedi loro come stanno, risponderanno che sono felici. Poi, nel buio delle loro case, scoppiano a piangere. Lo nascondono con un filo di trucco, lo nascondono sotto la pioggia, lo nascondono come si nascondono i difetti. Cercano la cura nei sorrisi degli altri, nella musica assordante, nei libri, nel cielo, nel mare; si siedono, e aspettano che qualcosa cambi. 
Neanche loro sanno il perchè delle lacrime, non più di quanto sappiano perchè fuori piove; aprono gli ombrelli, e sopportano, magari borbottando, magari di malumore, magari tornano a casa con un raffreddore- e si comportano così anche con le lacrime. 
Si rifugiano nelle rassicurazioni della gente, dicono 'tutto passa', e loro ci credono. Intanto ogni lacrima, ogni fitta allo stomaco, li scalfisce con la stessa forza di una lama, crea un tassello che va a depositarsi sullo stomaco. E ad ogni tassello ci si appesantisce, la schiena si incurva, si avanza più lentamente. 
Mi chiedo, allora, cosa succede quando lo stomaco si riempie? I tasselli passeranno ad invadere la pancia, le gambe, poi risaliranno al petto il cuore, la gola, la testa. Gli occhi. Sono gli occhi che ti fregano. Sono come il vetro, trasparenti, lasciano passare ciò che c'è dentro se non metti le tende, se lasci le imposte aperte. 
Allora sarai vulnerabile, l'avrai ritardato di qualche giorno, magari di qualche mese, ma accadrà; ti dovrai aprire agli altri, dovrai rispondere diversamente se loro ti chiedono come stai. 
'Puoi ancora fingere', obietterete voi. E sì, puoi ancora farlo. Puoi infilarti una maschera, tanto è carnevale là fuori- nessuno si prende sul serio, preferiscono nascondersi dietro costumi finti e tirarsi coriandoli. 
Ma arriverà la persona che saprà guardare oltre. Credetemi, arriverà. 

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