sabato 17 dicembre 2011

Chi l'ha visto?


'Buongiorno'
Entra in una stanza piena di tristi uomini in divisa, con passo deciso. Si accomoda su una sedia di pelle, vi si lascia cadere, sospirando. 
'Vorrei denunciare la scomparsa del Buon Senso.'
'Da quanto manca?' Chiede uno degli uomini, aprendo un taccuino rovinato e dalle pagine ingiallite.
'Sono diversi mesi, ormai. Anni, forse.'
'Quando lo avete visto per l'ultima volta, in che occasione?' Continua, con aria annoiata.
'Beh, l'ultima volta abbiamo litigato. Io volevo per forza innamorarmi, lui cercava di dissuadermi. Ma non gli ho dato ascolto.'
'Potrebbe semplicemente essersene andato di casa.' Dice l'altro, scrollando la testa. Posa la penna, e si prepara a congedare quel patetico omuncolo dall'aria affranta.
'No, no.' Fa segno di sedersi di nuovo. 'Vi dico che è scomparso! E non solo da me, è scomparso ovunque. Controlli, controlli là fuori.'
L'agente si sporse, soffiando forte l'aria dal naso, dalla finestra dai vetri opachi che si affacciava su una strada qualunque di quella città qualunque, piena di gente qualunque, che fumava sigarette qualunque, ed aveva sogni qualunque. Ma tra le ombre spente, non notò nulla di diverso. 
'Non noto nulla di diverso', disse allora, cominciando a chiedersi quanto a lungo quella farsa si sarebbe protratta.
'Appunto. Lo vede?, sono tutti uguali. Camminano con la solita andatura molleggiante, hanno i soliti abiti strappati, e le solite facce annoiate, ed i soliti sorrisi falsi. Se n'è andato, Le dico, ci ha abbandonato.'
'Bene', proclamò allora l'agente, conscio che l'altro non avrebbe demorso, 'mi dica che caratteristiche aveva questo Buon Senso.' Riprese la penna in mano, arrendevole. 
'Era piccolo e silenzioso, ma se apriva bocca, beh, lasciava il segno. Se ne stava chiuso nella tua testa tutto il giorno, ti guardava farti il caffè la mattina, vestirti, andare a lavoro, uscire la sera, tornare tardi, fare l'amore. Discreto, come pochi. Ma quando arrivava il momento di prendere una decisione, Signore, lui tirava fuori gli artigli.'
L'agente scribacchia frenetico. 
'Mangio la pasta al pomodoro o vado al McDonald? Tu rispondevi la seconda, e lui bussava al tuo cervello, e gli chiedeva di pensarci meglio. Lo faceva una volta, ed il cervello non cambiava idea. Due volte, niente. Alla terza di solito ci ripensava. Resto a letto o vado a lavorare? Metto la camicia pulita o quella della scorsa settimana?' abbassa un pò il tono 'Mi uniformo o resto me stesso?'
Il carabiniere finisce di scrivere, e incolla gli occhi in quelli dell'altro.
'Magari era semplicemente stanco.'
'No, ne sono certo. Qualcuno l'ha rapito. Dev'essere stata la televisione, tutti quei falsi miti, quei cattivi esempi. Loro, il Buon Senso degli altri, se lo mangiano a colazione. E adesso, guardate, vi prego!' Indica di nuovo il panorama tetro al di fuori del vetro 'Sono tutti uguali. Non vivono neanche, si limitano ad esistere, lasciando che qualcun'altro prenda le decisioni al posto loro. E non qualcuno che bussa al tuo cervello per farlo ragionare, e fare la cosa giusta per te; qualcuno che fa la cosa giusta per le sue tasche- per guadagnarci, capiamoci. Dobbiamo fare qualcosa, agente!'
'Capisco' Richiude il taccuino, non prima di dare un'occhiata soddisfatta al suo scarabocchio di un un uomo con una pistola in mano.'Faremo il possibile, signore, glielo prometto. D'ora in poi, ci pensiamo noi. Ritroveremo il vostro Buon Senso.'
L'uomo si allontana zoppicando sulle gambe inferme. Chiude la porta con la schiena curva, come se il peso di quella dichiarazione disperata avesse aggiunto altri anni alla sua carta d'identità.
'Chi era, cosa voleva?' Chiede un tizio corpulento, con il distintivo storto. 
'Un altro illuso. Pensa, voleva che gli ritrovassimo il Buon Senso.'
'Che stupido!', scoppiò una risata generale, 'Non lo sa che a nessuno interessa? Vivere così è una gran comodità.'

domenica 11 dicembre 2011

C'è qualcosa di totalmente sbagliato, nelle persone. Camminano per strada mano nella mano, sorridono, e se chiedi loro come stanno, risponderanno che sono felici. Poi, nel buio delle loro case, scoppiano a piangere. Lo nascondono con un filo di trucco, lo nascondono sotto la pioggia, lo nascondono come si nascondono i difetti. Cercano la cura nei sorrisi degli altri, nella musica assordante, nei libri, nel cielo, nel mare; si siedono, e aspettano che qualcosa cambi. 
Neanche loro sanno il perchè delle lacrime, non più di quanto sappiano perchè fuori piove; aprono gli ombrelli, e sopportano, magari borbottando, magari di malumore, magari tornano a casa con un raffreddore- e si comportano così anche con le lacrime. 
Si rifugiano nelle rassicurazioni della gente, dicono 'tutto passa', e loro ci credono. Intanto ogni lacrima, ogni fitta allo stomaco, li scalfisce con la stessa forza di una lama, crea un tassello che va a depositarsi sullo stomaco. E ad ogni tassello ci si appesantisce, la schiena si incurva, si avanza più lentamente. 
Mi chiedo, allora, cosa succede quando lo stomaco si riempie? I tasselli passeranno ad invadere la pancia, le gambe, poi risaliranno al petto il cuore, la gola, la testa. Gli occhi. Sono gli occhi che ti fregano. Sono come il vetro, trasparenti, lasciano passare ciò che c'è dentro se non metti le tende, se lasci le imposte aperte. 
Allora sarai vulnerabile, l'avrai ritardato di qualche giorno, magari di qualche mese, ma accadrà; ti dovrai aprire agli altri, dovrai rispondere diversamente se loro ti chiedono come stai. 
'Puoi ancora fingere', obietterete voi. E sì, puoi ancora farlo. Puoi infilarti una maschera, tanto è carnevale là fuori- nessuno si prende sul serio, preferiscono nascondersi dietro costumi finti e tirarsi coriandoli. 
Ma arriverà la persona che saprà guardare oltre. Credetemi, arriverà. 

mercoledì 7 dicembre 2011

Partiamo dall'inizio.

Spuntano come fiori; blog su blog, scrittori su scrittori, accatastati l'uno su l'altro come scarpe vecchie. Spuntano con il sole per predicare l'allegria e con la pioggia per dar voce ai pensieri malinconici, e come i fiori, spesso, durano una stagione.Non è il talento a sfiorire, è la passione. Segue le sue vie, distratta, senza badare troppo a dove mette i piedi; spesso inciampa, si aggrappa a qualcosa trascinandolo con sé nella caduta. Distrugge,a volte, ed altre aggiusta. E' un'amica e una nemica, un bene e un male, un pro e un contro.
Ora, penserete che io mi creda piena di talento, che voglia sbandierarlo ai quattro venti perché 'così è la moda'. O magari che la mia modestia sia falsa, il mio scetticismo verso me stessa un'invenzione, un trucco di magia. Peggio ancora, eviterete di credere, vi atterrete al copione; uno sguardo veloce, se le parole colpiscono magari una lettura più attenta. Leggere per passare il tempo, leggere perchè fuori piove, e nessuno esce a fare due passi. Magari inciamperete in qualche parola strana, in qualche discorso complesso, in qualche errore di troppo. E allora vi convincerete che la mia è passione, e che è destinata a sfiorire.
Quello che credo io, è che nessun sogno può essere sottovalutato, che si tratti di portare avanti le vostre idee scrivendo, o di passare il prossimo sabato sera con la persona che vi piace. Non vi dico 'combattete', non vi dico 'perseverate'; c'è chi ama dormirci sopra e, per carità, liberi di farlo. Vi dico ''credeteci', crediamoci- nessuno è mai morto per aver creduto troppo in un suo desiderio. E se vi crea illusioni, se temete di restare delusi da voi stessi, continuate a crederci; vuol dire che siete sulla buona strada.